Dopo anni e anni di Livigno invernale, con le piste bianche e il profumo di vin brûlé che ci scaldava le mani, abbiamo voluto conoscere la Livigno estiva con i suoi prati verdi e l’aria fresca che profuma di larici e genziana. E così eccoci: Carthago pronto, scooter e cagnolino a bordo, pronti a scoprire se il Piccolo Tibet saprà stupirci anche senza neve.

CAMPING LIVIGNO.
Rambo, il nostro chihuahua, è il primo che scende: lui la Livigno invernale non l’ha mai conosciuta perché troppo fredda per le sue zampette, ma ora si diverte a correre tra l’erba. Scarichiamo lo scooter dal gavone. In inverno sono sci e scarponi, in estate bastano due caschi e la voglia di perdersi. Il campeggio è piccolino ma delizioso grazie anche alla signora Mara che lo gestisce e sprizza energia da ogni poro. È dotato di tutti i servizi essenziali compresa la lavanderia. Inoltre nei periodi di alta stagione Mara organizza ogni sera degli eventi divertenti molto graditi dagli ospiti.
LA CASCATA VAL NERA E IL PONTE CHE TRABALLA.
Prima tappa: la Cascata Val Nera. Il sentiero è vicino al campeggio, l’aria del mattino è fresca e pulita. Il percorso sale leggero tra rododendri alpini e piccoli ruscelli d’acqua cristallina. Rambo è un fiume in piena, trotta fiero in testa al gruppo convinto di essere un lupo delle Alpi.
Man mano che ci avviciniamo, il rumore sordo dell’acqua si fa più forte. Superato l’ultimo tratto al sole, eccola: la Cascata della Val Nera si rivela in tutta la sua potenza. Scendiamo e attraversiamo il piccolo ponte tibetano sospeso sul torrente. È di corde e legno, solido ma che traballa leggermente ad ogni passo e regala quella piccola scossa di adrenalina. Io lo attraverso ridendo, mentre Rambo… beh, Rambo ha deciso che un vero lupo non ha bisogno di ponti che si muovono. Si è fatto prendere in braccio, godendosi la traversata sospeso a mezz’aria con fare superiore.
Un getto d’acqua freddissima che salta tra le rocce scure creando una brezza che ci rinfresca il viso. Ci fermiamo su un grande masso al sole per merenda.



FUGA IN SVIZZERA.
La sera le temperature scendono e ci rifugiamo al calduccio nel nostro Carthago accendendo l’Alde con impostazione altitudine. Usciamo un attimo fuori prima di dormire. Senza l’inquinamento luminoso della stagione sciistica, il cielo è assurdo. Nero e pieno di stelle. In inverno non l’abbiamo mai vista così: troppa neve, troppe luci. Restiamo 5 minuti col naso all’insù e il silenzio addosso. Domattina la sveglia è spenta: in montagna il tempo è lento.
Ci svegliamo con la luce chiara delle otto. La strada dopo la pioggia della notte è ancora umida, ma diamo gas allo scooter e partiamo verso la Svizzera. Prendiamo la strada della Forcola di Livigno. È quella che ti fa capire subito che non è una semplice tratta, è un valico. Stretta, tutta curve, asfalto buono ma non perfetto. In cima ci fermiamo: da una parte la valle di Livigno, dall’altra la Val Poschiavo.
Pochi tornanti in discesa ed entriamo in Svizzera per collegarci alla strada del Passo del Bernina. E qui cambia tutto: asfalto perfetto, svizzero al millimetro, e i binari rossi del Trenino che compaiono al nostro fianco… Ogni tanto lo senti fischiare dietro una curva e te lo ritrovi accanto. A un certo punto, curva dopo curva si svela all’improvviso il Lago Bianco che si chiama così per i sedimenti che provengono dal ghiacciaio. In realtà non è bianco ma il suo colore dipende dalla luce del sole. A fianco, separato solo da una diga strettissima, c’è il Lago Nero che ha un colore diverso perché non è alimentato dalle acque del ghiacciaio. Due laghi attaccati e due colori completamente diversi.
Arrivando dall’alto si vede il lago di St. Moritz sotto, gli hotel enormi e le montagne. Parcheggiamo lo scooter sul lungolago. Qui tutto costa in CHF, anche l’aria sembra più cara. Prendiamo un caffè al volo e ci godiamo cinque minuti di lusso guardato da fuori. È bella ed elegantissima, ma troppo patinata per noi. Torniamo a Livigno con gli occhi pieni di tornanti e palazzi.
SU DUE RUOTE LENTE.
Gambe in spalla, si cambia mezzo. Lasciato lo scooter a riposo, saliamo in sella a due e-bike noleggiate in centro. Trascorriamo una bellissima giornata tra Val Federia e Val Alpisella.
La Val Federia dicono sia la più bella e la più dolce di Livigno, e in effetti non delude le nostre aspettative. Si lascia l’asfalto e si prende una sterrata larga e battuta che sale leggera. Niente traffico, solo mucche, ruscelli e marmotte. Arriviamo al rifugio per una dolce sosta e, seduti sull’erba con le bici accanto, capiamo cosa si intende per “tempo lento”.
Direttamente collegati dalla ciclabile arriviamo al Rifugio Alpisella costeggiando il lago e attraversando un bosco di larici. Per il rientro passiamo nel bacino del lago dove l’acqua d’estate si ritira, lasciando spazio ai prati. È una sensazione strana ed emozionante: pedalare in e-bike sull’erba soffice proprio lì dove, solo qualche mese prima, sfrecciavamo con la motoslitta sul ghiaccio.


LA GIORNATA DI RAMBO.
Dopo le sfrecciate in scooter e le pedate in e-bike, oggi si abbassano i ritmi e l’altezza dello sguardo. È la giornata di Rambo: passetto lento, naso a terra e direzione Sentiero dell’Arte.
Non è un bosco normale. È silenzioso in un modo diverso, una curva morbida tra tronchi altissimi che profumano di resina. E poi, all’improvviso, loro. La prima scultura spunta tra i larici come se fosse sempre stata lì. Sono 40 sculture di legno. Non c’è un museo, non c’è un biglietto, non c’è una freccia che ti dice dove guardare. Cammini piano e le opere ti trovano loro.
L’ULTIMA GIURO!
Pensavamo di aver chiuso con le escursioni. Ma qui funziona così: più cammini, più ne vuoi. Allora ci diciamo “l’ultima, giuro” e puntiamo lo scooter verso il Crap de la Parè, l’escursione panoramica per eccellenza. Lasciamo lo scooter al Passo d’Eira e prendiamo il sentiero della Via Crucis. La prima salita ti fa ansimare un po’, poi spiana. Arriviamo alla grande croce di vetta e… silenzio.
Da un lato c’è tutto il paese. Dall’altro c’è il lago, 600 metri sotto, lungo e blu che sembra finto. Rambo si affaccia al bordo del sentiero, poi ci ripensa e torna indietro verso l’ombra. Intorno tutto: il Bernina, la Federia, il Carosello. Ci sediamo. Non c’è vento, solo le mucche al pascolo. E capisci che sì, l’ultima escursione ci voleva.
LE DUE ANIME DI LIVIGNO.
Se i sentieri e i passi alpini sono stati i protagonisti delle nostre giornate, il centro di Livigno ne è diventato la cornice ideale ogni tardo pomeriggio. La via pedonale, quella striscia lunghissima di chalet in legno, boutique e negozi duty-free, diventava la nostra passeggiata d’ordinanza. Shopping e aperitivo. Rambo si guadagnava la sua ciotola d’acqua e qualche biscottino ancora prima dei nostri calici.
Livigno d’inverno è adrenalina bianca, code alle casse e cioccolate calde. Livigno d’estate è spazio, tempo lento e un verde che non ti aspetti a 1816 metri. È svegliarsi in camper con le cime ancora rosa, partire in scooter senza meta e tornare con il cagnolino stanco e felice, che dorme sul gradino con le zampe sporche di terra.
Avevamo paura di rovinare un ricordo, invece ne abbiamo aggiunto uno nuovo. Il Piccolo Tibet ha 2 anime ed entrambe ti fanno sentire a casa.
Roby, Cla und Rambo





